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Spesso mi chiedo il senso della mia vita. Molto spesso mi chiedo il perché delle cose.
Esisto perché ho un esistenza sensibile dentro un corpo che il mio padrone chiama “maiale”. A volte mi chiama anche “porco” . Non capisco bene il significato, ma il tono non mi piace per niente. Vivo al riparo del freddo e della pioggia dentro una scatola con pochi spazi che fanno passare la luce del sole. Il sole l’ho visto bene solo la volta in cui il padrone mi portò in una un’altra scatola par pulire la mia casa. Che poi la casa la divido con altre quattro esistenze come la mia. Due sono miei fratelli. Nerino e Grasso, li chiama il mio padrone. Altri due sono arrivati insieme dopo un po’ che eravamo qui, ma non sono fratelli. Sissi e Gelsomina. Il mio padrone lo chiamano MastroAntonio. A me mi chiama Cucciolo.
Ricordo quando succhiavo il latte di nostra madre. Aveva un sapore così prezioso e ricordo ancora come era il dolce il calore che lei ci trasmetteva. Poi un giorno il padrone portò via la mamma. Si è stampato nella mente la mia sensazione di vuoto e quella di terrore della mamma. Sissi e Gelsomina dicono di non ricordare la loro mamma. Non capiscono la tristezza che mi procura ricordare l’inizio della mia esistenza. Loro vengono da un posto dove c’erano tantissimi animali come noi.
Ai miei fratelli non piace molto comunicare. Nerino sta sempre sdraiato nel fango. Grasso ha sempre voglia di mangiare e aspetta con ansia l’ora in cui il padrone ci porta da mangiare. A Gelsomina piace molto parlare…forse troppo. Racconta sempre di storie che ha sentito nella sua prima casa. Penso che a volte inventi. A distanza di tempo può negare anche quello che ha sostenuto. Non mi è molto simpatica. Sissi…Uh!!.. Con Sissi vado d’accordo. Mi piace svegliarmi e sapere che c’è lei con cui poter giocare. Ogni giorno inventiamo giochi nuovi per poter ridere e godere della nostra esistenza nel corpo di “maiale”. Parliamo anche tanto. Lei mi domanda sempre il perché delle cose e io cerco di capire insieme a lei quale possa essere.
Il mio padrone abita dentro un corpo umano e ho sentito che lo chiamano MastroAntonio. E’ un uomo che è da molto tempo che vive nel suo corpo. Non è cattivo, ma con noi alcune voltre è iun po’ duro. E’ molto più affacendato di noi. Tutto il giorno lo vedo che animosamente passa da una attività all’altra, sempre costantemente in movimento. A volte penso che ha perduto qualcosa, e affannosamente la sta cercando. Però si prende cura della nostra salute. E’costantemente preoccupato della nostra crescita. Dopo esserci svegliati e prima di andare a dormire ci porta con puntualità quello che ci fa calmare quella strana sensazione che prende la pancia e la testa. In quei momenti non riesco a parlare e giocare nemmeno con Sissi. Il mio padrone la chiama “pappone”. Ultimamente è cambiato il sapore del pappone. E anche l’aspetto prima aveva dentro dei pezzi di diverso colore e sicuramente era molto più piacevole stare lì a mangiare. Anzi, se ben ricordo riuscivo a parlare con Sissi anche quando provavo quella strana sensazione alla pancia. Ora il colore è omogeneo e persino l’odore non è così appetitoso come una volta. E’ quasi spiacevole stare lì ad annusarlo prima di iniziare a mangiare.
Se ci penso bene tutto è iniziato quando un giorno sono venuti a guardarci mentre mangiavamo due giovani umani col fare deciso. Parlavano molto e avevano portato un po’ di polvere che fecero mangiare a Grasso. Grasso disse poi che gli sembrava buono. Il padrone ascoltava e muoveva solo la testa in avanti. Io cercavo di seguire quello che dicevano i due umani, ma non riuscivo a capire tutto. Avevo capito perfettamente che quella roba doveva finire nel pappone, che ci avrebbe risparmiato un sacco di dolori, e che, soprattutto, avrebbe fatto aumentare il nostro peso in tempi molto brevi.
Fu così, dunque, che è cambiato il sapore del pappone. Sissi dice che è simile a quello che aveva mangiato prima di venire qui da noi. Gelsomina dice che nell’altro posto si litigava molto di più e ognuno non comunicava con nessuno (sarà per questo che è così acida?).
Certo mi ricordo che prima dell’arrivo dei due umani con Sissi mangiavamo insieme e ci scambiavamo le cose che ci piacevano di più. Ora, come ho detto, quando arriva il padrone con il mangiare diventiamo tutti più eccitati e frettolosamente ingoiamo quel fluido dal sapore unico, senza i diversi sapori delle cose-dal-colore-diverso che erano dentro il pappone.
Grasso è diventato enorme e oramai fa fatica a muoversi. Anche io mi sento più pesante, con meno forze e voglia di giocare con Sissi:
Il padrone mi sembra ancora più affaccentato. Vedo che guarda spesso Grasso e un sorriso gli compare sotto i lunghi baffi bianchi. Penso che i due umani con la chiacchiera persuasiva l’hanno convinto a fare un cambiamento che lo obbliga ad agitarsi di più per la nostra salute. Io tornerei volentieri a mangiare il pappone di una volta. Anche Sissi è d’accordo con me, e anche lei è dispiaciuta che non giochiamo e parliamo più come una volta. E perfino mi sembra di capire un umore meno sereno in MastroAntonio, quando la sera ci porta il pappone che ha rapidamente preparato in pochissimo tempo poco più in là nella nostra grande scatola.
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