Mi spiego meglio
Tuesday, 27 June 2006 17:32
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Mail di risposta alla mail di Guido Vetere, che aveva frainteso il senso dell'aver mandato il mio curriculum vitae, finalizzato solo a mettere in evidenza come la mancanza di un software semantico utile per compilarlo e, soprattutto, per una selezione del personale più efficiente ed efficace.

Buonasera Sig. Vetere… Personalmente preferisco Sig.,
visto che i Dottori sono i medici, e che per essere
dottore basta una laurea, ma per essere signori ci
vuole stile: io sono ancora acerbo e quindi sono
semplicemente Lucio Musacchio.
Il mio è stato un tentativo molto maldestro di vendere
la mia competenza. Nella vendita sono un vero
disastro, oltre che a risultarmi poco interessante e
creativa.
Certamente non mi sono presentato a lei con il  mio
curriculum vitae per avere ambizioni di sorta. Lo
consideravo complementare alla mia “autobiografia”,
nel senso che dietro ciò che chiamo “modelli” vi è un
esperienza di vita, oltre che di studio.
Ciò che anima la mia convinzione che una grande
Corporate possa essere interessata alla mia
intelligenza sensibile è contenuta in parte in quei
documenti, redatti nel tempo che rimane libero per
pensare a guadagnare il pane quotidiano (con progetti
meno ambiziosi), e per esprimere la creatività
artistica nell’arredarmi casa e nel partorire lampade
di ogni tipo (come la lampada robot).
La bozza del modello economicistico è un qualcosa che
dovrebbe servire per sviluppare un pacchetto di
software  che serva a far uscire la governance
territoriale dal sottosviluppo (provi a dare
un’occhiata al programma dell’attuale governo: 280
pagine di chiacchiere...). IBM ancora non ha software
del genere (ho chiesto al Forum PA 2006), e quindi…
La bozza del modello dell’uomo dovrebbe servire a
costruire le intelligenze artificiali; in questo senso
è importante sviluppare uno schema (che personalmente
ho in mente) sulla scrittura dei curricula, in modo da
poter poi verificare la corrispondenza con la pratica
reale, ed affinare quindi le ontologie che descrivono
l’uomo.
“La semantica dell’innovazione” è uno schema logico di
pianificazione strategica ed operativa di lunghissimo
periodo che dovrebbe essere in linea con l’esigenza di
innovare i modelli di business che i vari CEO tirano
in ballo (ad es. nel vostro promosso “Global CEO Study
2006”), o con quella di convergenza e integrazione
delle tecnologie nano-bio-info-cogno.. Risponde anche
a quei timori circa il futuro sviluppo tecnologico,
che persone come Bill Joy ha espresso nel suo “Why the
future”. E dà un senso reale ed operativo a quella
formula vuota della “Participation age” che impera di
questi tempi… In sintesi lo Stato-corporate è un
qualcosa che rappresenta una probabile evoluzione del
capitalismo moderno, e che è già iniziata.
Andrò avanti in questa mia strada di conoscenza,
cercando finalmente una grande Corporate che possa
aiutarmi a sviluppare velocemente la concretizzazione
dello Stato-corporate. Come le dicevo non confido che
possa essere IBM, visto che ha  rifiutato l’offerta di
un giovine conosciuto oggi come Bill Gates.. Dopo la
vostra risposta ufficiale proverò con Sun, visto che a
chiacchiere si presentano molto più operativi in
quella invocata Participation Age, o con Microsoft
visto che forse è più scaltra ad esplorare
possibilità.  Intanto nel combattere la mia mediocrità
e quella che mi circonda arriverò con il passare degli
anni a codificare il metodo per diventare un attore
del cambiamento. Forse in quel giorno futuro potremmo
incontrarci per avere finalmente uno scambio
dialettico, e non inquinato dalla supposta superiorità
intellettuale dell’uno sull’altro.
In chiusura le faccio  rilevare come sia obsoleto
stare a scrivere documenti fatti di una parola dietro
l’altra, che per essere compresi devono essere letti
per intero, senza avere una mappa per capire dove
stiamo andando. Non so se lei apprezza Massimo Troisi
come filosofo… in risposta al fatto che bisognava
leggere molto per aspirare alla conoscenza, rispose
“quelli sono tanti a scrivere, e io sono solo uno a
leggere”.  Quindi basta solo codificare un modo di
scrivere che sia schematico e facilmente
intellegibile. Forse è questa la prima è più
importante innovazione richiesta dalle sfide che ci
attendono.
Sempre per dare colore e carattere semiserio a questa
missiva le allego le foto della mia lampada robot (è
un robot combinato, che “spara” amore e morte), in cui
nella prima fase avevo inserito un interruttore di
gesso di un mio amico artista, con cui l’uomo poteva
intervenire e “spegnere” il robot; nella seconda ho
tolto l’interruttore e il mio robot ha acquisito una
sua vitalità scollegata dal creatore. Quale preferisce
lei esteticamente, e quale soprattutto
concettualmente…
Le auguro una buona giornata.

Lucio Musacchio

 
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