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Mail di risposta alla mail di Guido Vetere, che aveva frainteso il senso dell'aver mandato il mio curriculum vitae, finalizzato solo a mettere in evidenza come la mancanza di un software semantico utile per compilarlo e, soprattutto, per una selezione del personale più efficiente ed efficace.
Buonasera Sig. Vetere… Personalmente preferisco Sig., visto che i Dottori sono i medici, e che per essere dottore basta una laurea, ma per essere signori ci vuole stile: io sono ancora acerbo e quindi sono semplicemente Lucio Musacchio. Il mio è stato un tentativo molto maldestro di vendere la mia competenza. Nella vendita sono un vero disastro, oltre che a risultarmi poco interessante e creativa. Certamente non mi sono presentato a lei con il mio curriculum vitae per avere ambizioni di sorta. Lo consideravo complementare alla mia “autobiografia”, nel senso che dietro ciò che chiamo “modelli” vi è un esperienza di vita, oltre che di studio. Ciò che anima la mia convinzione che una grande Corporate possa essere interessata alla mia intelligenza sensibile è contenuta in parte in quei documenti, redatti nel tempo che rimane libero per pensare a guadagnare il pane quotidiano (con progetti meno ambiziosi), e per esprimere la creatività artistica nell’arredarmi casa e nel partorire lampade di ogni tipo (come la lampada robot). La bozza del modello economicistico è un qualcosa che dovrebbe servire per sviluppare un pacchetto di software che serva a far uscire la governance territoriale dal sottosviluppo (provi a dare un’occhiata al programma dell’attuale governo: 280 pagine di chiacchiere...). IBM ancora non ha software del genere (ho chiesto al Forum PA 2006), e quindi… La bozza del modello dell’uomo dovrebbe servire a costruire le intelligenze artificiali; in questo senso è importante sviluppare uno schema (che personalmente ho in mente) sulla scrittura dei curricula, in modo da poter poi verificare la corrispondenza con la pratica reale, ed affinare quindi le ontologie che descrivono l’uomo. “La semantica dell’innovazione” è uno schema logico di pianificazione strategica ed operativa di lunghissimo periodo che dovrebbe essere in linea con l’esigenza di innovare i modelli di business che i vari CEO tirano in ballo (ad es. nel vostro promosso “Global CEO Study 2006”), o con quella di convergenza e integrazione delle tecnologie nano-bio-info-cogno.. Risponde anche a quei timori circa il futuro sviluppo tecnologico, che persone come Bill Joy ha espresso nel suo “Why the future”. E dà un senso reale ed operativo a quella formula vuota della “Participation age” che impera di questi tempi… In sintesi lo Stato-corporate è un qualcosa che rappresenta una probabile evoluzione del capitalismo moderno, e che è già iniziata. Andrò avanti in questa mia strada di conoscenza, cercando finalmente una grande Corporate che possa aiutarmi a sviluppare velocemente la concretizzazione dello Stato-corporate. Come le dicevo non confido che possa essere IBM, visto che ha rifiutato l’offerta di un giovine conosciuto oggi come Bill Gates.. Dopo la vostra risposta ufficiale proverò con Sun, visto che a chiacchiere si presentano molto più operativi in quella invocata Participation Age, o con Microsoft visto che forse è più scaltra ad esplorare possibilità. Intanto nel combattere la mia mediocrità e quella che mi circonda arriverò con il passare degli anni a codificare il metodo per diventare un attore del cambiamento. Forse in quel giorno futuro potremmo incontrarci per avere finalmente uno scambio dialettico, e non inquinato dalla supposta superiorità intellettuale dell’uno sull’altro. In chiusura le faccio rilevare come sia obsoleto stare a scrivere documenti fatti di una parola dietro l’altra, che per essere compresi devono essere letti per intero, senza avere una mappa per capire dove stiamo andando. Non so se lei apprezza Massimo Troisi come filosofo… in risposta al fatto che bisognava leggere molto per aspirare alla conoscenza, rispose “quelli sono tanti a scrivere, e io sono solo uno a leggere”. Quindi basta solo codificare un modo di scrivere che sia schematico e facilmente intellegibile. Forse è questa la prima è più importante innovazione richiesta dalle sfide che ci attendono. Sempre per dare colore e carattere semiserio a questa missiva le allego le foto della mia lampada robot (è un robot combinato, che “spara” amore e morte), in cui nella prima fase avevo inserito un interruttore di gesso di un mio amico artista, con cui l’uomo poteva intervenire e “spegnere” il robot; nella seconda ho tolto l’interruttore e il mio robot ha acquisito una sua vitalità scollegata dal creatore. Quale preferisce lei esteticamente, e quale soprattutto concettualmente… Le auguro una buona giornata.
Lucio Musacchio |