| La passione per la scienza economica | |
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There are no translations available. ![]() L’economia è stato il campo di studi che ho scelto all’Università, che mi avrebbe fatto capire le questioni legate alle diversità economico e sociali del mondo; è un campo di studi che nel corso del tempo ho coltivato con le esperienze professionali fatte, con lo studio e la lettura, con il tentativo di costruire miei modelli. L’economia è una scienza che tratta le questioni più complesse delle scienze sociali, che possono ridursi alla comprensione della ricchezza di un territorio, o alla dinamica di quello che viene definito come sistema di produzione moderno (che deve essere prima di tutto definito). E’ una scienza che abitua a vedere le cose presenti in relazione al passato, e divide il futuro in diverse aree: breve, medio, lungo, lunghissimo periodo. Tre grandi economisti hanno influenzato la mia formazione: Marx, di cui ho sposato il concetto di materialismo storico-dialettico, con alla base il suo metodo scientifico spiegato in suo libro giovanile, che applico in ogni cosa che faccio. Non ho affrontato mai bene la teoria del valore, e quindi non sono in grado di esprimere pareri personali sulle questioni più dibattute (oramai superate con la vittoria del modo di produzione capitalistico); Keynes, di cui ho apprezzato la sua visione moderna dello Stato democratico, con lezioni di gestione della cosa pubblica che solo una classe politica ingorda e ottusa, ha distorto nell’accumulare debiti pubblici di proporzioni paurose; il terzo, Nicholas Georgescu-Roegen, è un economista romeno del secolo scorso, che ha applicato il concetto fisico di entropia (misura del disordine) al sistema economico, e che mi sembra assai attuale. Ha utilizzato il 2° principio della termodinamica, secondo il quale alla fine di ogni processo la qualità dell'energia è sempre peggiore rispetto all'inizio. Materia ed energia, quindi, entrano nel processo economico con un grado di entropia relativamente bassa e ne escono con un'entropia più alta. Da questo ne consegue la necessità di ripensare radicalmente la scienza economica, rendendola capace di incorporare il principio dell'entropia e in generale i vincoli ecologici.
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