Mail a Pontremoli non spedita

Questa è l'ultima mail scritta all'Ing. Pontremoli, che non ho mai mandato...

Egregio Ing. Pontremoli, dopo alcuni mesi ritrovo il gusto e lo stimolo di scriverle, per sottoporle alla sua sapiente attenzione, il frutto della mia intelligenza sensibile.

L'occasione è stata data dall'esperienza fatta al Forum PA 2008, in cui ho da poco valutato il suo significato macroeconomico.

Prima di presentare questo mio gusto, la informo circa l'evoluzione del mio rapporto con IBM Italia. Dopo aver partecipato al vostro evento “Duepuntozero”, ho contattato il Sig. Zardinoni, spiegando, in primo luogo, il trascorso con IBM Italia, e poi rinnovandogli l'invito le mie chiacchiere, che reputo ancora oggi interessanti e pertinenti. Avendo in quel momento, iniziato a dare un seguito al modello economicistico con un progetto articolato sul web, ho sottoposto al giudizio del Sig. Zardinoni il progetto stesso, che dando un valore semantico chiave al concetto di territorio digitale si articola in una serie di portali verticali. Come ricompensa al fatto di essere stato senza stile da parte di IBM Italia, nella persona del Presidente e del suo staff, avevo chiesto ironicamente di lavorare per lui o di essere ricompensato con la fornitura del software per sviluppare il mio progetto.

Il Sig. Zardinoni ha risposto alla mail, e ha passato la palla a sig . Responsabile.. Così sono stato contattato telefonicamente, e mi è stato gentilmente cercato di spiegare “il come e il perchè, ma .. però...”. Insomma un modo magistrale di trattare un caso, in cui anche in sostanza se sono stato preso poco sul serio (letteralmente, preso in giro), mi sento in ogni caso soddisfatto per aver avuto almeno una risposta.

Per questo ritengo che oramai IBM Italia ha risposto al mio momentaneo insignificante pensiero scientifico, e che tutta quella storia può essere archiviata.

Ma, se mi consente, il fatto di poter esprimere un mio pensiero “scientifico” al presidente di IBM Italia è un fatto che ... la mia vanità e stimola voglia di migliorare il frutto della mia conoscenza, e per questo, se me lo consentirà, continuerò a ritenermi libero di proporle un pensiero o una teoria.

 

Stili a confronto: Google e IBM

Nel padiglione 8, IBM aveva naturalmente uno stand pieno di IBMers e di computer, con una saletta interna in cui si sono tenuti i seminari; Google aveva un banchetto con due hostess, con una sala open-space in cui spiegavano i loro prodotti commerciali, più grande. Se nella saletta di IBM ci potevano essere al massimo 20 persone, in quella di Google ce ne stavano 30, e molta altra gente dietro ad ascoltare. Anch'io ho assistito alla coda al seminario del programma Adsesnse e Adword, visto che mi trovavo a passare e...

Grazie anche alla differenza di servizi da vendere, Google promuoveva il proprio con pochi uomini, con uno spazio ristretto, e con una sceneggiatura essenziale, e con maggior stile (al seminario di Google all'ospite veniva dato la borsettina con penna, materiale informativo e agendina carina, mentre a quello di IBM nemmeno una penna). Nello stand di Google non c'era nessun computer acceso, tranne quello dei relatori; in quello di IBM ce n'erano decine. Nei pressi di ognuno sostavano almeno due o tre persone. Tutti però presi a fare qualcosa, poco inclini ad interrompere per mostrare il senso di tutte quelle postazioni. Ciò che mi sono chiesto è per quel motivo grandi Comporazioni come IBM non hanno una demo dei loro favolosi servizi... Nelle fiere non ce l'hanno (e la dovrebbero avere!), nelle presentazioni commerciali dei prodotti, si limitano a mostrarne poche funzionalità. Il tutto viene rimandato ad un momento successivo, in cui la palla passa al commerciale supportato dal tecnico.. tutte le maestrie per vendere.

Google non aveva computer, ma cercava di spiegare ai potenziali clienti della pubblica amministrazione il valore dei popri servizi, con professionalità, e sopratutto con passione.. La passione che non hanno i suoi IBMers, visto, che a mio avviso, hanno un atteggiamento di sentirsi casta superiore, a cui molto è concesso. E questo ingessa un organismo, o almeno non lo rende capace di esprimere tutte le potenzialità che ha.


Business a confronto

Se IBM ha scoperto di vendere servizi da pochi anni (sostenuto da un IBMers nella presentazione del lavoro fatto per la mobilità a Stoccola Forum PA 2007), Google è nato sulla vendita di effimero.

Google ha inventato un nuovo canale di business. Ha trovato spazio, visto che le altre Corporate del settore continuavano a fare azienda nello stesso modo.

Google è diventato un gigante, il primo nel suo core business, ed ora sta cominciando ad allargare i suoi servizi. Sta iniziando ad entrare in mercati in cui finora non era entrata, e lo sta facendo con modi assai sfuggevoli e apparentemente inconsistenti.

Anche se non conosco a fondo il servizio (e mi riservo di approfondire il tutto), Google Enterprise (versione base 40 euro l'anno: ndr credo di aver capito) è una formula che così come è stata presentata, e grazie anche alla familiarità che ha nel potenziale cliente (consumerization), è un qualcosa di molto interessante per le aziende e le PA. In più Google dice che ci saranno molti altri prodotti del pacchetto...

Con questo pacchetto Google è diventata un vostro diretto competitor: se per ora offre il software as a service, domani vuole farlo nello storage e tutte le altre macchine pesanti di cui si dotano le organizzazioni complesse. Quindi anche l'hardware as a service.

Al suo posto comincerei ad approfondire l'argomento, e capire come poter agganciarmi alla locomotiva Google: perchè Google farà definitivamente finire l'era del possesso, almeno nel settore che ci riguarda. I googleliani hanno una competenza e una motivazione che manca ad un'azienda come IBM che ormai da anni è abituata ad essere e sentirsi grande, anche se poi cade goffamente su un portale chiamato Italia.it, facendo finta che nulla sia successo.


Se non vuole ricevere più le mie teorie e critiche, basta che fa mandare da un suo collaboratore una mail in cui si dice di smetterla di giocare a fare il sapiente economista e pensare a come produrre denaro.
 
Italian (Italy)English (United Kingdom)

I loro Limiti

Banner